Una iniziativa FED che si sta portando al compimento: „La Testa di Decebalo”

Red. 593, 10 – 16 ottobre 2002, pag. 2 - 3
Come molti dei lettori del settimanale „Redesteptarea” lo sanno già, nelle vicinanze della celebre Tabula Traiana sulla riva iugoslava, dietro iniziativa e con il finanziamento del prof. dr. Josif Constantin Drăgan e della Fondazione Europea Drăgan, sulla riva del Danubio, si alza la più grande scultura monumentale di Europa, alta 43 metri e larga 25.

La Statua „La Testa di Decebalo” si trova nella zona Mraconia, dentro l’abitato del comune Dubova, vicino a Orşova. Il lavoro è cominciato effettivamente nel 1994. Fino all’1 di settembre sono stati fatti i preparativi, il masso è stato disboscato dagli alberi ed i macigni che erano instabili sono stati dislocati.

Poi, per un mese e mezzo sono stati preparati i ponteggi, sono state tagliate le vie d’accesso, furono montate le scale metalliche ed il masso fu recintato da un cavo grosso 35 mm, sul quale sono state attaccate le corde. All’inizio, gli alpinisti erano in quattro; dal 1995 sono stati raggiunti da altri cinque. Adesso, la squadra ha dodici uomini, incluso il „personale ausiliare” – cominciando con lo scultore Florin Cotarcea, il meccanico Rudolf Cocic, gli alpinisti Gheorghe şi Ion Predoni, Mircea Furlan, Robert Torok, Petre Negoiţescu, Marian Paştiu, Petre Niţu, Dorin Băleanu e due giovani entrati nuovamente nella squadra.

Il piu sperimentato e Gheorghe Predoni, di 38 anni, l’ultimo assunto (tre settimane fa) essendo il giovane Kiss, 23 anni. Inizialmente, si è voluto che l’intero masso sia rivestito di ponteggi, ciò che non è stato possibile dal punto di vista tecnico, visto che si doveva dislocare con l’aiuto della dinamite una grande massa di pietra. Il signor Cornel Drăgan, dipendente della FED, ha voluto poi contattare alpinisti di Braşov.

All’incontrare però un professore di sport di Baile Herculane, ha saputo dallo stesso che poteva trovare uomini ben preparati a Herculane ed Orşova. E cosi che i primi quattro dipendenti sono stati Gheorghe e Ion Predoni, Marian Paştiu e Dan Gâlceavă. Lo scultore italiano Mario Galeotti di Pietrasanta ha fatto nel 1994 la prima rappresentazione plastica del lavoro, partecipando alla parte di sgrossatura, mentre la parte artistica spettava al signor Florin Cotarcea.

Gheorghe Predoni, di Băile Herculane, coordina l’attività dei dieci alpinisti che lavorano sulla montagna. Lui ci ha dichiarato: „Sono stato entusiasmato dall’idea di un lavoro di tale portata, la più grande scultura europea. Sia io che i colleghi con cui lavoro da tanto tempo siamo fieri dell’iniziativa del signor professore Josif Constantin Drăgan e ci piace quello che facciamo. E un lavoro titanico, in cui si è investito enormemente.

La sola cosa che ci molesta è che, secondo noi, quest’opera non ha goduto di abbastanza pubblicità in Romania. Sono venute squadre di ripresa dall’Ungeria e dalla Germania, ospiti dall’Italia, Olanda, Gli Stati Uniti ecc, e tutti apprezzano questo lavoro titanico (n.r. nel momento del servizio, c’erano tre pullman con turisti tedeschi da Giessen). Nel 1994, abbiamo avuto una discussione con il signor prof. dr. Josif Constantin Drăgan. Lui mi ha chiesto se potevamo cominciare i lavori ed io gli ho risposto senza indugiare: si. Ero giovane allora e questo lavoro mi sembrava facile, avendo l’esperienza di alpinista, soccorritore di montagna e speleologo.

La parte dei preparativi si è dimostrata però difficile. Lassù, sul masso, era pieno d’alberi ed i macigni, le vipere erano dappertutto, alcune volte le troviamo persino sul cavo, ne ho avute parecchio sopra la fronte. Siamo costretti ad eliminare circa venti vipere all’anno, so che è vietato ucciderle, ma non potevamo fare altrimenti.

All’inizio, nel 1996-1997, dinamitevamo enormemente; facevamo circa 500 buchi alla settimana. Eravamo costretti di trasportare sulle spalle la dinamite, le bombole e sacchi riempiti di terra, cui peso era 200 kg. Solo nel 2000 abbiamo costruito il funicolare”. Il lavoro sul masso è, nell’opinione del capo alpinista, facile e difficile allo stesso tempo Il calcare è tenero, ma molto friabile e non è compatto – ci sono blocchi che creano sorprese. „Abbiamo avuto, per esempio, un problema con il naso della statua. Quando e stata scelta l’ubicazione dello stesso, gli scultori Galeotti e Cotarcea hanno scelto la più resistente zona del masso. Pero, ad una profondità di un po’ più di un metro ci siamo imbattuti in una falda di terra di 20 cm di spessore, ciò che ha necessitato la rimozione del macigno. Nel calcare non si può lavorare come nel granito o nel marmo, non si arriva rapidamente alle forme finali”.

Il periodo di lavoro è dall’aprile al 15 novembre, il più tardi l’1 di dicembre. Il lavoro si svolge in due turni di cinque alpinisti ognuno, che rimangono alternativamente di sera sul pontone, nella rulotta, dove c’è anche la cucina. Gli attrezzi utilizzati sul masso sono pickamer e foratrici di grande affidabilità, importati dall’Italia, ai quali si raggiunge il vecchio mestiere del punzone e del maglio. I materiali attraversano il braccio del Danubio, di 37 metri di profondità, su di un cavo portatore, poi vengono caricati in secchi e passati oltre il masso con l’aiuto del funicolare.

Il sg. Predoni considera che „difficoltà ne abbiamo avute poche, perché abbiamo selezionato alpinisti ben addestrati, ma anche perché, qui in montagna sono molto duro con gli uomini. Non posso accettare sbagli, perché queste possono essere fatali, sia per l’imprudente, sia per i colleghi che lavorano ad un’altezza di 60 – 70 metri. Mia moglie ha praticato al suo turno la speleologia, e ben cosciente dei rischi ai quali mi espongo, però mi capisce. Dal momento in cu si comincia a salire, tutto diventa pericoloso, tutti i miei legami, i ponteggi o le corde di discesa sono legate ad un solo filo d’acciaio, che recinta il masso. La mia vita e sospesa ad una corda”.

Nella primavera dell’anno 2001, alla base del masso si è lavorato per un mese intero alla scritta „Decebalus Rex Dragan Fecit”. In questo momento si sta eseguendo solo la parte artistica del lavoro, la prestazione e difficile da normare e valutare, nelle condizioni in cui il naso ha 7 metri di lunghezza, ed ogni occhio ne ha 4. Il masso è diviso in quadrettature, lo scultore misura da ogni angolo, poi scende, guarda, fa le marcature definitive ed il lavoro inizia per porzioni strettamente delimitate. In seguito, i ponteggi vengono spostati nella zona seguente, sotto la direzione dei capi turno, il tutto essendo ben organizzato.

Rudolf Cocic è nativo di Orşova, ne ha 44 anni e lavora per la FED dal 1990. „Sono una specie di capo meccanico, mi capita a volte di salire sui ponteggi quando un alpinista e indisponibile, il resto del tempo lavoro 10 ore al giorno ai compressori. Gli stessi alimentano i pickamer, importati dall’Italia, di cui uno fa le veci di generatore di corrente per gli attrezzi di taglio a dischi abrasivi o a testa di diamante, pickamer elettrico o apparecchi di saldatura ad arco elettrico.

Con questo tipo di saldature sono stati realizzati tutti i rinforzi metallici fatti per consolidare i massi. Sono sempre io a raccomodare gli attrezzi di tutti i generi. Se i miei colleghi lavorano a turni, io vivo praticamente qui, sul pontone allestito sul braccio Mraconia. Sebbene sia difficile, mia moglie – ho dimenticato di dirvi, sono sposato ed ho una figlia di 16 anni - capisce il mio lavoro. Faccio anche da cuoco, visto che a volte siamo costretti a cucinare noi stessi. Un’altra mia ….qualificazione e quella di barcaiolo.

Ho alla mia disposizione una barca metallica con la capacità di 12 posti per attraversare il braccio ed una piccola scialuppa con cabina. Con questi mezzi ci rifugiamo fino al viadotto quando dinamitiamo il masso, perché i macigni possono cadere sul pontone”. Sg. Cocic ha una risposta alla nostra curiosità di sapere se abbiamo avuto momenti difficili in tutti questi anni: „Nell’estate dell’anno scorso il fulmine ha colpito il versante della riva opposta; credo che siamo stati fortunati che non abbia colpito il cavo metallico che cintura il masso e che sostiene i ponteggi e le corde sulle quali gli alpinisti erano appena scesi in rappello.

Il vento e la tempesta sono qui molto abituali ed il tempo cambia rapidamente. Che non venga però la pioggia! Quando piove, la pietra viene bagnata, diventa scivolosa e non si può più lavorare. Quando la pioggia si ferma, il vento risolve tutto, in mezz’ora tutto è asciugato e possiamo riprendere il lavoro”. L’unica scultura al mondo con la quale possa essere paragonata „La Testa di Decebalo” e Rushmore Moun degli Stati Uniti, la montagna scolpita con i visi di quattro presidenti americani. Su quella rocca granitica di Dakota di Sud hanno lavorato 300 uomini per 15 anni ….

Cristian Ghinea
Foto: Casian Mărgineanţu

2014-04-14